sabato 26 gennaio 2008
No agli inceneritori. Sì al TMB
Chi sa veramente cosa sia un inceneritore? Sapete che i termovalorizzatori non esistono?Il termine termovalorizzatore è stato inventato da un italiano per giustificare la differenza dal classico inceneritore: il primo produce energia termica ed elettrica, il secondo brucia soltanto i rifiuti. In realtà non esiste il corrispondente in nessuna lingua straniera: all’estero si parla sempre di inceneritore, perché così è.Nella direttiva quadro sui rifiuti dell’UE si parla, tra le operazioni di recupero rifiuti (allegato II, pag. 34), quella di “utilizzazione principale come combustibile o altro mezzo per produrre energia. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani sono compresi solo se la loro efficienza energetica è uguale o superiore a:– 0,60 per gli impianti funzionanti e autorizzati in conformità della normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1° gennaio 2009– 0,65 per gli impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008″Come si vede, la combustione dei rifiuti, che sia fine a sé stessa o per produrre energia, si chiama sempre incenerimento, non termovalorizzazione: nella stessa direttiva non viene mai pronunciato questo termine.Ma perché, allora, in Italia si parla di termovalorizzatori? Perché gli inceneritori sono associati alla produzione di inquinanti come diossine e furani, di ceneri pericolosissime da smaltire in discariche di tipo B1, dunque più costose di quelle tradizionali. Chiamandoli termovalorizzatori, si cancellano tutti i problemi, fino ad affermare - come ha fatto Viviano, direttore del reparto igiene dell’aria dell’Istituto Superiore della Sanità, su Polis Quotidiano, giornale di Parma, il 30 marzo 2006- che “i termovalorizzatori possono avere una compatibilità ottimale con il territorio”.Il livello di disinformazione è da crimine contro l’umanità: si vogliono insabbiare in ogni modo le ricerche di numerosi scienziati nonché enti nazionali e internazionali che dimostrano la pericolosità per gli esseri umani di questi impianti. Come se oggi dicessero: “L’eternit è assolutamente innocuo per la salute”.Perfino su Wikipedia si leggono affermazioni agghiaccianti per ignoranza, per presunzione quando non per malafede. Vediamo perciò di chiarire alcune semplici nozioni.Data la loro elevata temperatura di funzionamento (anche 1500°), gli inceneritori producono nanoparticelle, che vanno dal PM2,5 fino anche al PM0,01. La legge non va di pari passo con la scienza: è dal 2003 almeno che in Italia si sanno queste cose; tuttavia ci si ostina a considerare come parametro dell’inquinamento il PM10, il cui massimo danno è una crisi respiratoria, e non ci si preoccupa delle particelle più piccole che possono provocare il cancro. Inoltre è il numero di particelle a stabilire il livello di inquinamento, non il peso. A parità di peso, 1 PM10 corrisponde a un milione di particelle PM0,01: più la combustione dell’inceneritore è efficace, più questo produrrà particelle letali.Una nanoparticella è talmente piccola che può entrare tranquillamente nelle cellule dei tessuti umani. Una volta nel sangue può arrivare fino ai genitali e causare malformazioni nel feto sviluppato da seme contaminato. Questi studi sono stati eseguiti in Italia dall’Istituto Nanodiagnostics di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, contattati tra l’altro per il progetto FASE di Los Angeles per indagare sulle cause della sindrome del Golfo e per indagare sulle vittime dell’11 settembre che si sono ammalate di cancro.Anche altri enti hanno esposto le loro preoccupazioni: l’ARPA di Reggio Emilia, sta valutando l’impatto ambientale degli ultrafini (nanopolveri o nanoparticelle) e la regione Emilia Romagna avrà per l’anno prossimo delle centraline che misurino il livello di PM2,5. La domanda è quindi: se non esistono ancora delle centraline per il PM2,5 e dato che non esistono centraline per particelle ancora più sottili, chi mi assicura, e come sarebbe anche possibile farlo, che gli inceneritori di nuova generazione le trattengano con i loro avanzatissimi filtri? Perché una delle bugie che si dice spesso è che questi filtri non facciano passare nulla: a parte il fatto che è impossibile tecnologicamente, mi verrebbe da chiedere come sia possibile che dei filtri progettati per essere a norma di legge (dunque sono limitati a rispettare i vincoli al massimo sul PM2,5 ma tanto non vi sono centraline che le misurano in Italia) possano funzionare anche nel caso del PM1, PM0,1 e PM0,01, per i quali non sono stati progettati: un po’ come dire che un setaccio progettato per non far passare i sassi di 1 mm di diametro funziona anche per grani di 0,01 mm.Per motivi di brevità, andiamo su questioni più immediate. Bruciare rifiuti è l’unica alternativa? No.Un’alternativa proposta da Greenpeace e Zero Waste Alliance (alleanza Rifiuti Zero) è il Trattamento Meccanico Biologico (TMB), già in opera in Germania, Svezia e Danimarca, ampiamente operativo in Australia.Da notare alcune cose essenziali:1. Il TMB smaltisce il rifiuto non differenziabile, non riutilizzabile né recuperabile, senza bruciare (tutto si svolge massimo a 60°) e digerendo i rifiuti tramite batteri aerobi e anaerobi. Non solo non si producono nanoparticelle ma il biogas prodotto alimenta l’impianto stesso, con un peso energetico netto vicino allo zero. Per l’inceneritore che produce energia, servono 6 KW prodotti da rifiuti per produrre 1 KW di energia. Se questa è efficienza…2. La realizzazione di un impianto TMB costa circa 1/4 di quella di un piccolo inceneritore e il residuo dei rifiuti che rimane è circa il 15% di quanto entra nell’impianto ed è 10 volte meno inquinante di quello che andrebbe in discarica con l’incenerimento dei rifiuti.3. Il TMB è complementare alla raccolta differenziata mentre l’inceneritore è contro. Soltanto dopo aver ridotto i rifiuti alla fonte, dopo il recupero e dopo il riciclaggio si passa ciò che rimane nel TMB. L’inceneritore è un mostro ingordo di rifiuti: per mantenere gli alti costi energetici e gestionali, deve sempre mangiare e mangiare rifiuti. Chissà come mai il mega inceneritore di Brescia deve bruciare la spazzatura di mezza Italia per non andare in perdita e come mai la raccolta differenziata non arriva al 30%.Inoltre, il selettore di testa dell’inceneritore per smistare i rifiuti e differenziarli ha solo lo scopo di recuperare l’organico, la plastica, l’alluminio e basta. Il resto viene bruciato. Con il TMB sono recuperati solventi, altri metalli, gas combustibili e viene sottratta l’acqua, responsabile dell’ulteriore putrefazione dei rifiuti in discarica.4. Qualcuno potrebbe ulteriormente dire che serve produrre energia. Questa è una falsità enorme.Gli attuali impianti di produzione di energia hanno perdite enormi. Se fossero più efficienti si avrebbero meno emissioni - dunque meno particolato e meno inquinamento da CO2- e meno spreco di energia - dunque minori costi e minori emergenze.Inoltre, dovremmo ottimizzare i consumi, obbligare a isolare termicamente le case per evitare dispersioni termiche (già l’impiego di doppi vetri fa molto), usare lampadine a basso consumo energetico, costruire case ecologiche… Sono tutte cose che vanno contro gli interessi dei produttori di energia ovviamente.Servono altri impianti per produrre energia nonostante tutti i risparmi? Benissimo, costruiamo centrali a pannelli solari, eoliche, geotermiche insomma impiegare tutte le fonti veramente rinnovabili. Nonostante l’Italia abbia annoverato tra esse i rifiuti, questi non sono rinnovabili e l’UE, per bocca di Loyola de Palacio il 20 novembre 2003 (risposta E-2935/03IT), ha ribadito che non dobbiamo finanziare gli inceneritori con i fondi per le energie rinnovabili.Ci sarà un motivo per cui l’UE ha avviato 9 procedure di infrazione contro l’Italia in materia di rifiuti?Queste sono soltanto alcune motivazioni sull’assurdità degli inceneritori. Economicamente, energeticamente, ecologicamente sconvenienti è la sintesi di tutta la questione rispetto al TMB.La prossima volta discuteremo dell’impatto sulle coltivazioni e le conseguenze sui prodotti tipici.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento